Settembre è un mese di passaggio.
Ci sono ancora giornate che sembrano pienamente estive, ma basta una variazione delle temperature o qualche pioggia perché il terreno cominci rapidamente a cambiare aspetto.
Ed è proprio il terreno una delle parti dell’Oasi che si vedono meno, ma che contano di più.
Tendiamo a pensare alla biodiversità guardando ciò che sta sopra: fiori, api, farfalle, erbe.
Una buona parte della storia, però, comincia sotto i nostri piedi.
Per questo nell’Oasi cerchiamo di limitare le lavorazioni profonde e di lasciare che il prato permanente sviluppi progressivamente il proprio equilibrio.
Un terreno continuamente disturbato non cambia soltanto dal punto di vista agricolo: cambia l’habitat disponibile per piante, microrganismi e numerosi piccoli animali.
Quando arrivano le prime piogge dopo l’estate, questa relazione diventa quasi visibile.
La vegetazione reagisce.
Compaiono nuovi germogli.
Zone che qualche settimana prima sembravano completamente ferme iniziano nuovamente a cambiare.
Per chi gestisce un’Oasi, settembre non è quindi soltanto la fine dell’estate.
È l’inizio della stagione successiva.
Osserviamo quali specie hanno resistito meglio, quali hanno completato il proprio ciclo, quali zone del terreno hanno risposto diversamente.
